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Il libro

Titolo : L’integrazione economica europea: 1947 - 2006
Autore : Francesca Fauri
Casa editrice : il Mulino
Pagine : 296
Prezzo : 15,50€
Anno : 2006

Recensione

di Giuseppe Maria Di Niro

Il cammino dell’integrazione europea ha ormai raggiunto uno stadio avanzato, molte sono però le sfide ancora aperte, a partire da quella dell’integrazione politica. Francesca Fauri, Professoressa di Storia economica dell’Europa contemporanea, ripercorre questa evoluzione concentrando la sua analisi sulla sfera economica, trattando l’argomento non solo da studiosa, ma anche da attenta osservatrice di un lungo processo ancora in itinere.

Curata nell’esposizione e ricca di dati, l’opera, nonostante le dimensioni contenute, riesce a trattare in modo organico un periodo storico ampio e articolato. Merito dell’autrice è quello di riuscire ad esporre fenomeni complessi con un linguaggio semplice e privo di tecnicismi, invitando alla lettura non solo gli esperti del settore, ma anche il lettore di più diversa competenza che voglia avvicinarsi all’argomento.

Le due parti in cui si articola l’opera corrispondono a due distinti periodi storici dalle profonde analogie: in entrambe i casi, infatti, il rilancio del processo di integrazione si realizza solamente dopo una lunga fase di stallo e di tentativi falliti.

La prima parte è dedicata al periodo che va dalla ripresa post-bellica fino alla creazione della CEE. Le lezioni impartite dalle due guerre mondiali spinsero verso le prime forme di cooperazione, dalla co-gestione degli aiuti del Piano Marshall fino ai primi sforzi comuni per liberalizzare gli scambi, uscendo così dall’autarchia. Questa spinta iniziale, la quale ebbe il merito di portare alla nascita della CECA, dovette però infrangersi contro il fallimento della Comunità europea di difesa: non si era ancora pronti per un’unione politica, condizione indispensabile per la nascita di un esercito comune. Ma qualcosa era cambiato e, seppur falliti, quei tentativi avevano lasciato un’eredità: un percorso era stato avviato, un dialogo era stato aperto. I tempi andavano maturando per il grande e decisivo slancio che portò alla nascita della Comunità economica europea.

La seconda fase, invece, è quella che va dagli anni della crisi fino al secondo rilancio europeo, giungendo così ai giorni nostri. Il crollo degli equilibri di Bretton Woods e la recessione degli anni settanta rappresentarono una seria minaccia al processo di integrazione. Nonostante le difficoltà, i Paesi europei riuscirono, con la messa a punto del Sistema Monetario Europeo, a realizzare un’area di tendenziale stabilità monetaria. Successivamente, la decisione di liberalizzare i movimenti di capitale spianò la strada verso l’ambizioso traguardo dell’unificazione monetaria. Il secondo grande rilancio fu così realizzato con il Trattato di Maastricht, il quale permise la creazione della Banca Centrale Europea e, quindi, la nascita della moneta unica. Arrivati così ai giorni nostri, l’autrice scende nel dettaglio analizzando le politiche settoriali: dal difficile cammino che ha portato alla radicale riforma della politica agricola si arriva alle politiche industriali e della concorrenza, nonché a quelle per il completamento del mercato unico. Infine, l’analisi delle politiche regionali, dimostrando come sia possibile favorire la convergenza tra le diverse aree, permette di affrontare con fiducia il recente allargamento, consapevoli delle opportunità, e non solo dei costi, che esso comporta.

Nella trattazione si avverte una certa soddisfazione per i traguardi raggiunti, primo fra tutti quel patrimonio di pace e stabilità che, al di là del piano economico, riguarda la dimensione sociale e politica. Oggi però, questo percorso attraversa una fase di stallo, l’obiettivo dell’unificazione politica sembra sempre più lontano, quasi irrealizzabile. Lo sforzo dell’autrice consiste nell’attualizzare la storia, in modo da comprenderne le lezioni, coglierne i precedenti e, quindi, trovare le giuste chiavi interpretative per affrontare la situazione odierna. Infatti, il cammino fin qui fatto, lungi dall’essere lineare, si è mostrato un processo complesso, dai tempi lunghi, caratterizzato da alti e bassi, successi e crisi profonde. La lezione della storia è proprio questa: le fasi di stallo e gli insuccessi hanno mostrato essere propedeutici al successivo passo in avanti, permettendo l’incubazione delle forze che hanno poi condotto al corroborante rilancio. Quindi, l’auspicio dell’autrice non può che essere quello di un nuovo slancio, che permetta ancora una volta di superare le difficoltà, realizzando l’ambizioso obiettivo dell’unificazione politica.

Condividendo tale speranza, l’augurio finale è che si faccia tesoro di quel patrimonio di valori condivisi fin qui accumulato, perché, al di là degli obiettivi economici, da esso dovremo partire per edificare assieme il nostro cammino futuro, per affrontare e superare uniti le impegnative prove che si profilano dinanzi a noi.

Data pubblicazione : 09/02/2009
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Commenti

Credo non vi sia nulla di più gradito del ricevere un richiamo così perentorio all'aggiornamento. Segno che quanto seminato, durante l'attività della rivista, ha interessato (se non appassionato) un pubblico rimasto, comunque, attento alle nostre proposte, analitiche e, senz'altro, "riflessive". Ebbene, non si potrà ignorare ulteriormente un messaggio come quello ricevuto, eludendo il lusinghiero rimprovero.D'altronde, sarebbe davvero colpevole lasciare inevase le diverse sollecitazioni che, nel frattempo, ci sono provenute dai lettori, "fidelizzati" e non. La circostanza ci è allora propizia per rendere pubblici gli sforzi, in corso d'opera, con i quali stiamo cercando di rivitalizzare il sito, dopo aver proceduto al restyling dell'altra rivista, PoliticaMente.net. Proprio per ricondurre l'attività di FilosofiaPolitica.net a pieno regime, saranno graditissimi anche consigli, suggerimenti e, perché no, messaggi di chi intenderà proporsi come collaboratore redazionale. Così, con buona volontà, ci apprestiamo a spendere le nostre energie nel tentare l'operazione rigenerativa. Nel frattempo, siamo "tutti orecchie"!
di Giuseppe Casale del 03/09/2010 20.40.11
Ma quando potremo vedere un aggiornamento del sito? E' fermo ad Aprile 2009!!!!!!

Cordialmente

Marco Ciccola
di Marco Ciccola del 18/07/2010 21.44.09
Sul sito di PoliticaMente.net, si sta svolgendo, da qualche tempo, una molto serrata discussione sui temi della consistenza affettiva degli Stati membri, intorno all'idea (non solo) di Comunità Europea e intorno al contributo dei loro Rappresentanti alla formazione di una politica comune. Tale discussione è animata dalla considerazione delle differenti modalità partecipative, all'interno del Parlamento europeo e delle Nazioni che vi sono presenti, dovute al sostanziale disinteresse di certi Popoli del Nord-Europa, abituati a una condotta alquanto isolazionista. La cosa non dovrebbe meravigliare più di tanto, specie se consideriamo che si fanno probabilmente avanti antichi rancori, ravvivati in conseguenza del reale avanzamento dell'economia germanica sulle condizioni del resto d'Europa. Come se, nonostante la lezione impartita loro con la seconda Guerra mondiale, i Tedeschi, niente affatto demoralizzati, abbiano solo accettato le rinnovate regole del gioco internazionale e stiano dimostrando la loro costante superiorità, anche nel rinnovato scenario competitivo. La questione non è di poco conto, perché mette in diversa luce l'affidabilità stabilizzante di quello che, da sempre, è il partner americano per eccellenza nel Vecchio Continente, il quale si sente minacciato dall'emergenza di un antagonista accreditato dal resto d'Europa. Ci si potrebbe chiedere, a questo punto, quanto siano fondati i sentimenti di ottimismo sull'avvenire della CE: quanto reggerà un complesso istituzionale, affidato al benessere materiale dei suoi sottoposti? Si può considerare il caso dell'Irlanda, come emblematico di quel certo modo - piuttosto opportunistico - d'intendere la Comunità alla stregua di una mucca, da mungere, finché c'è latte? Si ha così l'impressione che la Nuova Europa voglia, o debba viaggiare su binari a scartamento ridotto, veicolando al proprio interno solo rimasugli di una diplomazia di bassissima categoria, lasciando che la politica mondiale "vera" si decida altrove.
di Gian Franco Lami del 20/04/2010 9.56.02


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Ultimo aggiornamento : venerdì 17 aprile 2009
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